COMITATO VITIVINICOLO PROVINCIALE

Sono nati nei primi anni del secondo dopoguerra ed attualmente hanno strutture e compiti abbastanza diversi da regione a regione. Molti sono uffici provinciali direttamente dipendenti dalle singole camere di commercio, altri sono enti autonomi per bilanci e iniziative: in Sicilia, ad esempio, esiste l'Istituto siciliano per la vite ed il vino, in Friuli il Centro per il potenziamento della viticoltura e l'enologia. Nati, quasi, come organismi decentrati del Ministero dell'agricoltura, i comitati vitivinicoli sono in genere organismi interprofessionali, luogo di dibattito e di iniziativa per tutti coloro che si occupano di vino. Rappresentano il tramite tra i produttori (siano essi privati o, anche, cooperative...) e gli enti locali; forniscono consulenza tecnica amministrativa e, anche, "legale"; sono organi consultivi degli assessorati per la politica vitivinicola delle singole zone. Funzionano, a volte, anche come organismi promozionali per mostre, rassegne, degustazioni, pubblicazione di materiale . . .
Il regolamento CEE del 1970 (il numero 817/70) all'articolo 11, prevede per tutti i VQPRD l'obbligo di una analisi fisico-chimica e organolettica tenuta da speciali commissioni d'assaggio. Nel 1973 la CEE ha successivamente emanato un regolamento che spiegava le modalità di queste degustazioni. È stato solo nel 1976 che il nostro Ministero dell'agricoltura ha inviato una circolare alle Camere di Commercio in cui invitava alla formazione di commissioni di assaggio e alla compilazione e tenuta di appositi Albi di degustatori. I VQPRD sarebbero dovuti essere assaggiati almeno una volta ogni tre anni: i risultati negativi sarebbero dovuti essere trasmessi alla Repressioni Frodi. La crisi economica e la mancanza di fondi impediscono a tutt'oggi questa importante funzione dei comitati vitivinicoli

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