
All'inizio del secolo scorso l'Elba vantava 5.000 ettari di vigneti, che poi si sono ridotti a un ventesimo. Oggi, col rinascimento enologico nazionale, sono sbarcati sull'isola due guru della viticoltura toscana
Sole, mare, spiagge, calette, pescatori, pini marittimi, borghi inarati e barelle a vela. Tutto questo è l'Arcipelago toscano, un gruppo di isolette che formano una sorta di mezzaluna al largo della Osta degli Etruschi, tra le province di Livorno e di Grosseto. Se si prende in considerazione solo il periodo estivo, quando le perle del Tirreno si riempiono di turisti, si rischia di non comprendere tino in tondo l'essenza di queste tene circondate dal mare. E nel caso dell'Elba, di Capraia e del Giglio si cancelli un passato enologico importante. La prima, in particolare, all'inizio del secolo scorso poteva vantare una superfìcie vitata di 5.000 ettari, una cifra incredibile se rapportata alla situazione attuale, ma anche a quella del Chianti Classico che oggi arriva a stento ai 7.000 ettari. Un'isola dove gli abitanti prima di essere navigatori e pescatori erano soprattutto agricoltori e viticoltori, tanto che i suoi mosti più carichi di colore e di tenore alcolico andavano ad arricchire quelli più poveri e delicati dell entroterra toscano. A distanza di un secolo, il territorio vitato si è ridotto a circa un ventesimo e il vino più emblematico dell'Elba, Aleatico, occupava una superficie minima - 25 ettari
— rispetto alla rama di cui gode questo rosso passito. Negli ultimi anni, complice il generalizzato rinascimento enologico nazionale, anche sull'isola maggiore dell arcipelago cominciano a manifestarsi segnali di un cambio di rotta. Le Storiche cantine dell'Elba, come Mola 0 Acquabona, hanno arti nato i loro prodotti di punta raggiungendo livelli molto soddisfaienti. Ma il segnale die qualcosa di importante si sta muovendo per b viticoltura isolana è rappresentato dall'arrivo sull'Elba di due padri nobili dell enologia toscana come Piermano Meletti Cavallari
- autore del celebrato Grattamacco - e di Stefano Farkas - ex proprietario della chiantigiana Villa Caiaggio - i cui vigneti elbam entreranno in produzione tra un paio di anni. Per entrambi
non si trarrà di una sorta di pensione dorata, ma della torte convinzione che le potenzialità della viticoltura isolana non siano state ancora del tutto esplorare e che i margini di crescita qualitativa per vitigni come l'aleatico,l' aleatico, il vermentino e il sangiovese siano notevoli. Ma anclie da Capraia e dal Giglio arrivano segnali molto incoraggianti. Nella prima, la cantina La Piana di Eros Bollani ha prodotto un Aleatico di rara eleganza e complessità, in cui la componente riurtata è bilanciata da una sapidità e da un'eleganza che conquista. Sull'isola
più menduMiale dell'arcipelago, invece, si incontra Francesco Carfagna, uno dei pcraxiaggi
più singolari e stimolanti dell'intera viticoltura italiana. Prima insegnante di matematica, poi muratore e ristoratore, infine viticolrore estremo. Il suo vino, ricavato dal vitigno autoctono a bacca bianca ansonica, conquista per la schiettezza e per l'approccio fortemente contadino.
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